Isabella di Maiorca è descritta come una donna tenace e ambiziosa, dotata di una forte tempra politica. Nonostante i numerosi rovesci di fortuna e la perdita del regno, mantenne una fiera determinazione nel rivendicare i propri diritti dinastici fino alla fine.
Il rapporto tra Isabella di Maiorca e Giovanni II Paleologo, marchese del Monferrato, fu un’unione solida e basata su una profonda collaborazione politica e reciproca stima, più che su un semplice contratto dinastico.
Il loro matrimonio venne celebrato a Montpellier nel 1358 e fu fortemente voluto dalla matrigna di Isabella, Violante di Vilaragut, che viveva alla corte del Monferrato. Per Giovanni, sposare una principessa di sangue reale — seppur di un regno “perduto” — significava accrescere enormemente il prestigio della sua casata in Italia e in Europa.
A differenza di molti matrimoni dell’epoca, Isabella non fu una figura di secondo piano. Giovanni dimostrò grande fiducia in lei: la regina compare spesso come testimone o firmataria in numerosi documenti ufficiali e atti diplomatici. Questa presenza costante indica che Isabella condivideva attivamente le responsabilità di governo del marchesato.
Giovanni sostenne, almeno formalmente, le pretese di Isabella sul regno di Maiorca, sebbene la politica italiana lo tenesse spesso impegnato su altri fronti (come le guerre contro i Visconti). Isabella, dal canto suo, portò alla corte piemontese la raffinatezza e l’orgoglio della cultura aragonese.
Insieme ebbero cinque figli (quattro maschi e una femmina). Giovanni, nel suo testamento del 1372, citò espressamente Isabella con rispetto e onore, affidando la continuità della dinastia ai figli nati da lei, segno che l’unione era stata stabile e fruttuosa.
In sintesi, fu un rapporto di “power couple” del Trecento: Isabella trovò in Giovanni un protettore e un alleato che le permise di mantenere la sua dignità di sovrana in esilio, mentre Giovanni ottenne da lei la legittimazione e il carisma necessari per elevare il Monferrato a potenza di rilievo internazionale.
Affermare che Isabella di Maiorca fosse una donna che “sapeva il fatto suo” è un ritratto perfetto del suo temperamento. Non era una figura passiva o una semplice pedina diplomatica; era una donna d’azione che sapeva navigare in acque agitate con una grinta notevole. Ecco perché questa definizione le calza a pennello.
Anche dopo la morte di Giovanni II, Isabella non si ritirò a vita privata. Continuò a lottare per i suoi diritti e per quelli dei figli, arrivando a negoziare direttamente con potenze come la Francia e la Santa Sede. Nel 1375 si risposò segretamente con un nobile tedesco, Corrado di Reischach. Fu una scelta audace per l’epoca, fatta per garantirsi protezione militare e politica senza aspettare il “permesso” formale dei grandi sovrani europei, mossa che dimostra una forte indipendenza di spirito
Nonostante fosse una “regina senza regno”, non smise mai di firmarsi con i suoi titoli regali. Vendette persino i suoi diritti sul regno di Maiorca e sulla signoria di Montpellier al Re di Francia ma lo fece alle sue condizioni, assicurandosi un futuro dignitoso e una posizione di rispetto alla corte francese.
In un secolo (il XIV) in cui le donne nobili erano spesso merce di scambio, Isabella si comportò sempre come un soggetto politico attivo, pronta a contrattare e a lottare pur di non perdere il proprio status.
Il rapporto della Regina Isabella con il Re di Francia
L’accordo che Isabella di Maiorca strinse con il Re di Francia, Carlo V (noto come il Saggio), rappresenta uno dei momenti più significativi della sua vita politica e testimonia la sua abilità nel negoziare da una posizione di apparente debolezza.
Isabella, in quanto legittima erede al trono, cedette formalmente al Re di Francia i suoi diritti ereditari sul Regno di Maiorca e sulla Signoria di Montpellier. Il regno era stato conquistato decenni prima da Pietro IV d’Aragona, rendendo Isabella una sovrana in esilio. L’accordo fu estremamente vantaggioso dal punto di vista economico. Isabella ottenne la somma di 50.000 franchi d’oro, una cifra enorme per l’epoca, che le permise di saldare i debiti accumulati per finanziare le sue precedenti (e sfortunate) spedizioni militari. Oltre al pagamento immediato, ottenne una pensione annuale di 6.000 franchi e il diritto di risiedere alla corte francese con tutti gli onori riservati a una regina.
Con questa mossa, Isabella smise di essere una pretendente “scomoda” e senza risorse per diventare una figura di alto rango protetta dalla corona francese. Fu una scelta pragmatica: capì che non avrebbe mai riconquistato il regno con le armi e preferì “monetizzare” i suoi titoli per garantirsi una vita dignitosa e sicura. In questo modo, Isabella riuscì a trasformare una sconfitta dinastica in una vittoria personale, assicurandosi un futuro solido in una delle corti più prestigiose d’Europa.
Ma perchè parliamo di “regno perduto” che poi viene sagacemente venduto al Re di Francia? Questo tema verrà approfondito in un articolo successivo.