La Nascita del Regno di Maorca
La conquista aragonese di Maiorca fu una crociata comandata da Giacomo I di Aragona e diretta contro l’isola di Maiorca, al tempo sotto il dominio degli Almohadi e nota come Al-Mayūrqa, che ebbe luogo fra il 1229 e il 1231.
La storia di Giacomo I d’Aragona (1208–1276), detto il Conquistatore (el Conqueridor), è quella di uno dei sovrani più importanti e leggendari del Medioevo europeo. È l’uomo che ha dato una forma definitiva alla Spagna orientale.
Giacomo nacque a Montpellier in circostanze quasi da romanzo. I suoi genitori, Pietro II il Cattolico e Maria di Montpellier, si odiavano. Si dice che Giacomo fu concepito con l’inganno: la regina Maria si sostituì a un’amante del re nell’oscurità di una stanza. Quando nacque, la madre accese dodici candele con i nomi degli apostoli; l’ultima a spegnersi fu quella di San Giacomo (Santiago), da cui il suo nome.
A soli 5 anni rimase orfano di padre (morto nella battaglia di Muret). Giacomo finì nelle mani del suo nemico, Simone di Montfort, che lo tenne prigioniero nel castello di Carcassonne. Fu liberato solo grazie all’intervento del Papa e affidato ai Cavalieri Templari, che lo crebbero nel castello di Monzón. A 6 anni venne proclamato re, ma dovette affrontare anni di rivolte della nobiltà aragonese che non voleva un bambino sul trono.
Una volta preso il potere effettivo, Giacomo decise di unificare la nobiltà lanciandola contro i Mori (i musulmani) per espandere i confini della cristianità e nel 1229 conquistò Maiorca.
Prima di morire a Valencia nel 1276, Giacomo commise quello che molti storici considerano un errore: divise i suoi domini tra i figli maschi.
A Pietro lasciò la Corona d’Aragona ed assunse il nome di Pietro III il Grande (Aragona, Catalogna e Valencia).
A Giacomo II lasciò il Regno di Maiorca e i territori francesi. Il fondatore della dinastia indipendente, Giacomo II di Maiorca, morì nel 1311. Il trono passò a suo figlio Sancio I, detto “il Pacifico”. Sancio era un sovrano colto e amante della pace (costruì il Palazzo dell’Almudaina a Palma), ma aveva un grave problema politico: non riusciva ad avere figli con la moglie Maria d’Angiò. Per evitare la fine del regno, Sancio designò come suo erede il nipote Giacomo, figlio di suo fratello minore Ferdinando. Giacomo III iniziò a regnare autonomamente nel 1327: si trovò tra le mani un regno ricco ma fragile, circondato da potenze che lo vedevano come una preda. Fu un sovrano sfortunato: nonostante fosse soprannominato “il Temerario” per il suo coraggio, il suo regno finì con la tragedia di Llucmajor dove perse la vita.
Pietro IV d’Aragona, detto il Cerimonioso (1319–1387), è il “grande cattivo” o il “grande unificatore” di questa saga, a seconda dei punti di vista. Era il pronipote di Pietro III il Grande e il cugino di primo grado di Giacomo III di Maiorca. Soprannominato “il Cerimonioso” per il suo amore maniacale per l’etichetta di corte, era in realtà un politico spietato, zoppo e di salute fragile, ma dotato di un’intelligenza politica superiore. Il suo obiettivo di vita era uno solo: riunificare tutti i territori della Corona d’Aragona, eliminando i rami cadetti indipendenti (come quello di Maiorca).
Giacomo III di Maiorca venne così spodestato da Pietro il Cerimonioso nel 1343 e vendette i suoi ultimi possedimenti in Francia (Signoria di Montpellier) al re Filippo VI per 120.000 scudi d’oro. Con quel denaro assoldò un esercito di mercenari e tentò l’impossibile: sbarcare a Maiorca per riconquistare il trono. Giacomo sbarcò a Pollença con circa 3.000 fanti e 400 cavalieri. Tuttavia, il governatore aragonese dell’isola lo intercettò nelle pianure di Llucmajor con forze superiori. Molti dei mercenari di Giacomo, vedendo la disparità delle forze e non ricevendo paga immediata, disertarono o combatterono senza convinzione. Giacomo III, descritto come un uomo coraggioso ma impulsivo, guidò personalmente la carica centrale, cercando di raggiungere lo stendardo nemico. Il momento culminante fu atroce. Circondato dai soldati aragonesi, Giacomo fu disarcionato. Mentre giaceva a terra, un soldato nemico lo decapitò con un colpo netto.
Presenti al seguito dell’esercito c’erano anche la regina Violante e i figli, tra cui la giovane Isabella. Videro la sconfitta e la morte del padre dal campo base. Furono catturati immediatamente. Il fratello di Isabella, Giacomo IV, fu ferito gravemente al volto (una ferita che lo sfigurò per sempre) e rinchiuso in una gabbia di ferro per anni nel castello di Xàtiva, affinché non potesse reclamare il trono.
Da quel 25 ottobre, il titolo di “Re di Maiorca” divenne un puro accessorio della Corona d’Aragona. La battaglia segnò l’inizio del lungo esilio e della prigionia di Isabella, che passò da principessa ereditaria a “ospite” forzata nelle carceri dorate dello zio Pietro. Isabella fu rinchiusa nel Monastero di Santa Clara, dove rimase per anni sotto stretta sorveglianza dello zio usurpatore e viveva con la matrigna Violante di Vilaragut, trattata con i riguardi dovuti a una nobile, ma sorvegliata a vista: era una pedina politica troppo preziosa per essere lasciata libera.
Entra in scena la Principessa Isabella di Maiorca
La vita di Isabella di Maiorca (1337–1406) è una delle più tragiche e avventurose del Medioevo spagnolo. Figlia di Giacomo III (ultimo re effettivo di Maiorca) e di Costanza d’Aragona, Isabella trascorse quasi tutta la sua esistenza cercando di recuperare un regno che le era stato sottratto con la forza.
Pietro il Cerimonioso, per neutralizzare le pretese dinastiche di Isabella, la costrinse nel 1358 a sposare Giovanni di Monferrato, un nobile italiano. L’obiettivo era allontanarla dalla Spagna. Con questo accordo, Isabella poté finalmente lasciare Barcellona e trasferirsi in Italia, nel Monferrato (Piemonte), dove divenne Marchesa consorte. Ottenne la libertà accettando un esilio onorevole e una rinuncia forzata ai suoi titoli. Fu la sua intelligenza nel piegarsi momentaneamente al volere dello zio a permetterle di sopravvivere e, in seguito, di diventare la “Regina errante” che avrebbe tormentato il regno d’Aragona per decenni.
Una volta arrivata nel Monferrato (Piemonte) e divenuta Marchesa, Isabella trasformò la sua nuova corte in un vero e proprio centro operativo della resistenza contro lo zio Pietro il Cerimonioso. Non fu una moglie sottomessa, ma una donna che usò ogni grammo del suo nuovo potere per la vendetta.
Isabella sfruttò le ricchezze del Monferrato e i contatti internazionali del marito per finanziare le spedizioni militari di suo fratello, Giacomo IV, che era finalmente riuscito a fuggire dalla sua gabbia di ferro nel 1362. Aiutò a mettere in piedi una compagnia di mercenari (spesso soldati di ventura inglesi e francesi rimasti senza lavoro durante la Guerra dei Cent’anni). L’obiettivo era chiaro: invadere i territori continentali del Regno di Maiorca (il Rossiglione e la Cerdagna) per poi puntare alle isole.
Per isolare lo zio Pietro, Isabella e il fratello Giacomo IV si allearono con il nemico giurato dell’Aragona: Pietro I di Castiglia, detto “il Crudele”. Isabella spinse il fratello a combattere in Castiglia al fianco di Pietro I nella speranza di ottenere truppe castigliane per riconquistare Maiorca. Fu una mossa rischiosa che la mise al centro delle più grandi guerre europee del tempo.
Dopo la morte del marito Giovanni Paleologo (1372) e del fratello Giacomo IV (1375), Isabella si ritrovò unica erede ufficiale. Invece di ritirarsi in convento, iniziò a viaggiare tra le corti di Parigi e di Avignone (allora sede papale). Tuttavia, Isabella non rinunciò mai ai suoi diritti. Con la morte del marito Giovanni, si ritrovò sola a gestire le pretese al trono, poiché suo fratello Giacomo IV (che aveva tentato invano di riconquistare il regno) morì nel 1375 senza eredi. Da quel momento, Isabella divenne ufficialmente la Regina titolare di Maiorca.
Senza eserciti e senza soldi, Isabella divenne una figura errante nelle corti europee, cercando alleati per invadere Maiorca. Si sposò in seconde nozze con un cavaliere tedesco, Corrado di Reischach, da cui ebbe un figlio (Michele). Questo matrimonio fu tenuto quasi sempre nascosto perché considerato “socialmente inferiore” per una regina. Disperata e oppressa dai debiti, nel 1375 vendette i suoi diritti sul Regno di Maiorca e sulla Contea di Rossiglione a Luigi I d’Angiò, fratello del re di Francia, in cambio di una rendita e di protezione. Non fu una resa, ma una mossa politica geniale: cedendo i diritti a una potenza enorme come la Francia, Isabella costrinse Pietro il Cerimonioso a vivere nel costante terrore di un’invasione francese imminente.
Isabella passò gli ultimi anni della sua vita in Francia, sotto la protezione della corona francese e del Papa ad Avignone. Nonostante i titoli altisonanti, visse in una condizione di relativa povertà rispetto al rango reale. Morì nel 1406 (alcune fonti dicono 1404) a Parigi o nelle vicinanze, senza mai aver rimesso piede nel suo regno. Fu l’ultima rappresentante diretta della dinastia di Maiorca a rivendicare la sovranità indipendente delle Baleari.
Le cronache del tempo la descrivono come una donna di grande tempra, che non si piegò mai psicologicamente allo zio Pietro IV, nonostante la lunga prigionia. Isabella è ricordata dagli storici catalani e maiorchini come la “Regina senza regno”, simbolo della fine dell’indipendenza del Regno di Maiorca, che da allora rimase legato indissolubilmente alla Corona d’Aragona (e poi alla Spagna).
Isabella non guidò mai una carica di cavalleria, ma fu la mente diplomatica che tenne in scacco la Corona d’Aragona per quarant’anni. Morì in Francia intorno al 1406, povera di terre ma mai doma, lasciando ai posteri l’immagine di una donna che non riconobbe mai la sconfitta di Llucmajor.