Nel corso del Trecento, il Canavese presentava un’economia agricola complessa e di sussistenza, fortemente legata alla varietà del suo territorio (che spazia dalla pianura alluvionale alle colline moreniche, fino alle vallate alpine). Il secolo fu segnato da profonde tensioni, come la celebre Guerra del Canavese (1339-1362) tra i San Martino e i Valperga, e dall’arrivo della Peste Nera a metà secolo, eventi che influenzarono profondamente la gestione delle campagne.
Le coltivazioni e le risorse agricole più importanti dell’epoca si suddividevano in base alle caratteristiche del suolo.
- I Cereali (La base dell’alimentazione)
I cereali rappresentavano la coltura principale per garantire la sopravvivenza della popolazione. La loro distribuzione seguiva l’altitudine:
* *In pianura e nei fondivalle più fertili: si coltivava il frumento (grano tenero), destinato prevalentemente alle classi nobiliari, ai mercati cittadini e alla panificazione di maggior pregio.
* *Nelle zone collinari e montane: dominavano i cereali più resistenti e meno esigenti. La segale, l’orzo e l’avena (fondamentale anche per il foraggio dei cavalli) erano la base della dieta contadina.
- La Castanicoltura (L'”Albero del Pane”)
Nelle aree collinari, sulla Serra d’Ivrea e nelle valli alpine, il castagno non era semplicemente un albero spontaneo, ma una vera e propria coltivazione intensiva regolamentata dagli statuti comunali del 1300.
La castagna era definita “l’albero del pane”: l’essiccazione e la successiva riduzione in farina garantivano la sopravvivenza delle comunità durante i lunghi mesi invernali, sopperendo alle frequenti carenze di cereali.
- La Viticoltura
Il Trecento fu un periodo di forte espansione e specializzazione della vite nel Canavese, sia sui terrazzamenti montani che sulle colline.
I documenti dell’epoca (Statuti e Bandi Campestri) testimoniano l’esistenza di vitigni autoctoni storici, come il Neretto (es. di Salto o di San Giorgio) e le prime menzioni di vini bianchi nell’area di Viverone e Caluso, antenati del moderno Erbaluce.
Il vino non era solo una bevanda di lusso, ma un elemento calorico essenziale nella dieta quotidiana e un’importante merce di scambio per l’economia locale.
- La Canapa e le Piante Tessili
Un’importante coltivazione non alimentare era la canapa. Molto diffusa nei terreni umidi e di fondovalle vicini ai corsi d’acqua (come l’Orco e la Dora Baltea), la canapa era fondamentale per l’economia domestica. Veniva filata e tessuta in casa dalle donne per produrre indumenti robusti, lenzuola, sacchi e corde.
Secondo una delle teorie etimologiche più diffuse, lo stesso nome “Canavese” deriverebbe proprio dall’antica e massiccia coltivazione della canapa in questa zona).
- Legumi e Frutteti
Accanto alle grandi colture, gli orti medievali e i terreni adiacenti alle caseforti e ai castelli ospitavano:
* *Legumi: fave, ceci e lenticchie, coltivati sia negli orti che in rotazione nei campi, indispensabili per l’apporto proteico.
* *Frutteti: alberi di melo, pero e soprattutto il noce (da cui si estraeva un olio fondamentale sia per l’alimentazione che per l’illuminazione delle lampade).
Una curiosità climatica: l’Olivo nel 1300
Un elemento sorprendente dell’agricoltura canavesana del Trecento era la presenza dell’*olivo. Nel XIV secolo il clima europeo godeva ancora degli ultimi strascichi del “Periodo Caldo Medievale”. Gli statuti del Comune di Ivrea dell’epoca imponevano addirittura ai proprietari terrieri sulla Serra l’obbligo di piantare almeno un olivo o un mandorlo per ogni unità di superficie (sapatura), offrendo incentivi in denaro a chi portava la pianta a fruttificare. Questa coltivazione scomparve quasi totalmente nei secoli successivi con l’avvento della “Piccola Età Glaciale” (1500-1800).
In ambito storico e catastale italiano, la sapatura è un’antica unità di misura della superficie agraria utilizzata in passato soprattutto in Piemonte (ad esempio nella zona del Canavese). Corrispondeva alla quantità di terreno che un uomo riusciva a zappare in un solo giorno di lavoro. Il suo valore preciso poteva variare da località a località, ma equivaleva mediamente a circa 300 metri quadrati.