Il Cavallo nel 1300: Tra Rigore Storico e Benessere Moderno

Partecipare a una rievocazione del XIV secolo col proprio cavallo, non significa solo indossare un’armatura, ma diventare custodi di un legame millenario. Nel Trecento, il cavallo era una risorsa strategica differenziata per funzioni precise; oggi, quel compagno d’armi è un atleta che richiede cure basate sulla scienza moderna e sul rispetto della sua natura ed abitudini.

A quei tempi gli equidi utilizzati venivano distinti in tre tipologie: Destrieri, Corsieri e Ronzini. Per una rievocazione che si avvicini il più possibile alla verosimiglianza del periodo trattato, è fondamentale distinguere il ruolo dell’animale, scegliendo razze moderne che ne ricalchino la morfologia:

1 Il Destriero: era il “carro armato” della giostra. Potente e fiero, oggi rappresentato da razze come il Frisone, il Murgese o il PRE di tipo robusto. Richiede addestramento alla calma assoluta sotto il peso di armature che possono superare i 30 kg.

2 Il Corsiero: incarna l’atleta agile per la battaglia rapida e la caccia. Un Sella Italiano o un Ungherese ne incarnano la velocità e la reattività necessaria per la scherma a cavallo.

3 Il Ronzino: ovvero il lavoratore infaticabile della logistica. Razze rustiche come il Maremmano o il Bardigiano sono perfette per sfilate e spostamenti, grazie alla loro resistenza e zoccoli forti.

La vera sfida del rievocatore è nascondere la tecnologia moderna sotto l’apparenza antica utilizzando un equipaggiamento che coniughi una estetica che non deve nuocere all’animale.

Selle a Fusto: se l’arcione alto serve a “incastrare” il cavaliere, internamente deve presentare un canale ampio per non comprimere la colonna vertebrale e l’uso di sottosella in feltro o lana vergine è d’obbligo per ammortizzare il peso del metallo.

Gualdrappe e Termoregolazione: le coperture araldiche in velluto o lana sono spettacolari ma pericolose per il surriscaldamento. È vitale usare fodere tecniche traspiranti e rimuovere la gualdrappa subito dopo l’esibizione per permettere al sudore di evaporare.

Imboccature: si possono replicare i morsi a leva lunga del ‘300 nelle parti più esterne, ma la parte interna (il cannone) deve essere dolce, privilegiando la comunicazione tramite il peso del corpo e le gambe. Spesso è possibile ricostruire vere e proprie imboccature che ad una occhiata veloce diano l’idea della forza e durezza di quelle realmente usate in quel periodo ma poi, a ben guardarle, grazie agli artifici costruttivi moderni, altro non sono che semplici cannoni ampi, magari ricoperti di gomma che rispettano grandemente le commessure labiali dei cavalli che le indossano e le leve sono solo degli addendum estetici cui non viene collegato alcun finimento.

Le vere sfide della rievocazione storica a cavallo

La vita “al campo” è la prova del nove per il benessere del cavallo. I tre elementi che non devono mai mancare e che ogni organizzazione deve fornire per garantire il benessere del cavallo sono: acqua fresca in quantità, fieno di buona qualità in misura molto abbondante (non dimentichiamo che il cavallo mangia ore ed ore durante la sua giornata ed il mangiucchiare spesso è anche un modo per renderlo sereno), luoghi ombreggiati e tranquilli dove il cavallo può rimanere libero in un recinto di opportune dimensioni evitando di mantenerlo legato ad una corda per ore.

I secchi di plastica possono essere nascosti in botti di legno per mantenere l’acqua pulita e fresca così come il fieno può essere stoccato in grossi sacchi di iuta o confezionato in piccoli ballottini accatastati uno sull’altro mimando un fienile.

Uno degli aspetti più complessi riguarda la sicurezza acustica: Il Medioevo è rumore (tamburi, armature, urla). Il cavallo quale animale mite deve essere avvicinato ad ambienti rumorosi per piccoli passi e, prima di pensare di condurre un animale così sensibile nel cuore di una battaglia, una giostra o una semplice sfilata, occorrono mesi e mesi di addestramento secondo quella che viene definita tecnica della desensibilizzazione:  la preparazione deve passare per una paziente e lenta e  progressiva conoscenza delle variabili che si andranno ad incontrare ma dapprima nel proprio ambiente domestico, nella propria stalla- casa, in modo da rendere il cavallo sordo al caos ma vigile ai comandi.

Conclusione: Il Cavaliere Etico

Il vero rievocatore del XXI secolo onora il passato non trattando il cavallo come un oggetto di scena, ma come un partner. Unire l’accuratezza storica delle vesti alla massima attenzione per la salute dell’animale è l’unica via per rendere giustizia alla nobiltà della cavalleria.