Kalenda Maya al De Bello Canepiciano di Volpiano (TO): l’eleganza del passo tra storia e leggenda

Nel cuore pulsante della Festa Medievale di Volpiano, tra il fragore delle armature e il profumo delle taverne, troviamo il gruppo di danza storica Kalenda Maya che, con la sua presenza ben riconoscibile, crea uno spazio di bellezza ed eleganza. All’interno del programma del De Bello Canepiciano, le loro danze aggiungono un elemento di qualità narrativa, contribuendo a rendere la rievocazione un’esperienza culturale coinvolgente e ricercata.

Mentre molti aspetti delle feste medievali puntano sulla forza e sul dinamismo dei combattimenti, le danzatrici di Kalenda Maya scelgono un approccio più sobrio e ricercato. Le loro coreografie nascono da un attento lavoro di studio sulle fonti disponibili e sulle pratiche ricostruttive, trasformando l’esibizione in un contributo autentico alla conoscenza della danza storica.

La presenza di Kalenda Maya contribuisce ad arricchire il profilo culturale della manifestazione volpianese. Non si tratta soltanto di intrattenimento, ma di un recupero della memoria immateriale attraverso due aspetti fondamentali:

  • L’educazione all’ascolto: le danze sono accompagnate da musiche che rispettano ritmi e strumenti storici, abituando il pubblico a sonorità lontane da quelle contemporanee.
  • La narrazione visiva: attraverso il movimento, il gruppo restituisce i momenti di festa comunitaria che caratterizzavano la vita nel Canavese medievale.

Purtroppo, non esistono testimonianze scritte sufficientemente dettagliate per ricostruire con precisione l’esecuzione delle danze medievali, le fonti dell’epoca sono frammentarie e raramente descrivono passi o strutture coreografiche. Per una codificazione più chiara bisognerà attendere il Rinascimento, quando compaiono i primi trattati dedicati alla danza, completi di descrizioni tecniche e indicazioni formali.

Per esempio, non è noto con quali passi venisse danzata la Carola, forse la danza medievale per eccellenza, citata persino da Dante nella Divina Commedia. Si sa solo che era una danza a catena o in cerchio, dove i danzatori e le danzatrici danzavano tenendosi per mano. Strutturalmente si tratta di una danza “bassa”, ovvero con i piedi che scivolano sul terreno senza salti, mantenendo un portamento nobile e misurato. Originariamente, la Carola era accompagnata dal canto degli stessi danzatori (un solista intonava la strofa e il gruppo rispondeva col coro). Nel contesto della rievocazione di Volpiano, la Carola rappresenta simbolicamente la coesione della comunità.
Kalenda Maya rievoca la magia di questa danza, proponendo molte coreografie che seguono la caratteristica della danza in cerchio, curando la gestualità corale, che trasmette un senso di pace e ordine quasi ipnotico.

Le coreografie presentate dal gruppo sono pertanto frutto di un attento lavoro di ricostruzione che combina i passi codificati nelle danze rinascimentali con elementi tratti dalle tradizioni popolari ancora vive in varie regioni europee. Pur trasformate nel tempo, queste tradizioni conservano spesso ritmi e schemi che affondano le radici in epoche più antiche. Attraverso un percorso di ricerca coreografica e musicale, è stato possibile immaginare e ricreare atmosfere che, pur non potendo essere considerate riproduzioni fedeli, evocano lo spirito del periodo.

Assistere a una loro esibizione durante la festa significa fermare il tempo. In un contesto dove spesso prevale il caos festoso, Kalenda Maya riporta l’attenzione sul dettaglio e sulla cura delle esecuzioni, confermando Volpiano come una delle tappe fondamentali per chi cerca una rievocazione storica di alto livello qualitativo.

(Articolo scritto in collaborazione con: Patrizia Bianchi, Kalenda Maya danze)