Giovanni II Paleologo (1321–1372) è stato uno dei sovrani più carismatici e bellicosi della dinastia dei Paleologi nel Monferrato. La sua vita fu un intreccio di diplomazia europea, strategie militari spregiudicate e il sogno di espandere il piccolo marchesato piemontese fino a renderlo una potenza regionale capace di sfidare i giganti dell’epoca: i Visconti di Milano e gli Angiò.
Figlio di Teodoro I e di Argentina Spinola, Giovanni ereditò il Marchesato nel 1338 con la morte del padre. Si trovò a governare un territorio frammentato ma strategicamente vitale, posto tra il Ducato di Savoia, la potenza milanese e i domini angioini nel Sud del Piemonte.
Fin da subito, dimostrò una tempra diversa da quella del padre: se Teodoro era stato il consolidatore, Giovanni fu l’espansionista. Il suo obiettivo era chiaro: recuperare le terre perdute e unificare il Monferrato.
La vita di Giovanni II si svolse quasi interamente a cavallo. Le sue direttrici d’espansione furono principalmente due:
1) Contro gli Angiò: sfruttando la debolezza del regno di Napoli nel Nord Italia, Giovanni conquistò città fondamentali come Asti (1339), Chieri e Bra, espandendo l’influenza monferrina verso il cuore del Piemonte.
2) La sfida ai Visconti: il capitolo più celebre della sua biografia è la partecipazione alle leghe anti-viscontee. Giovanni percepiva l’espansionismo di Milano come una minaccia esistenziale. Nel 1356, si unì alla coalizione guidata dal Papa e da altre signorie, riuscendo persino a farsi nominare “Signore di Pavia” per un breve periodo.
Giovanni fu uno dei primi a capire l’importanza delle milizie mercenarie professionali. Ebbe al suo servizio la celebre “Compagnia Bianca” guidata da Alberto Sterz e, successivamente, collaborò con il leggendario condottiero inglese “Giovanni Acuto” (John Hawkwood). Queste truppe, pur essendo costose e difficili da gestire, gli garantirono una superiorità tattica micidiale nei territori contesi della Pianura Padana.
Non fu solo un uomo d’armi. Giovanni II seppe muoversi abilmente nelle corti europee.
Nel 1358 sposò Isabella, figlia di Giacomo III di Maiorca. Questo matrimonio non portò solo prestigio, ma inserì il Monferrato nelle dinamiche dinastiche del Mediterraneo, sebbene le ambizioni sul trono di Maiorca rimasero perlopiù teoriche.
Riuscì a farsi confermare i privilegi imperiali da Carlo IV, legittimando ogni sua conquista territoriale agli occhi del Sacro Romano Impero.
Gli ultimi anni furono segnati dal logoramento delle continue guerre. Nonostante i successi, la pressione dei Visconti si fece insostenibile. Con la pace di Milano (1363), dovette rinunciare a parte delle sue conquiste lombarde, pur mantenendo Asti e l’integrità del Monferrato.
Giovanni II morì nel 1372 a Volpiano (TO). Il suo testamento è un documento storico prezioso: in esso rifletteva la preoccupazione per la successione dei figli (ancora minorenni) e nominò come tutori due figure di elevatissimo pregio: Ottone di Brunswick e il Conte Verde (Amedeo VI di Savoia). Questa scelta segnò l’inizio di una fase di forte influenza sabauda sul Monferrato.
Giovanni II lasciò un Marchesato al culmine della sua estensione e importanza politica. Sotto il suo regno, il Monferrato non fu solo una pedina, ma un protagonista del gioco di potere italiano. La sua figura incarna perfettamente il “principe-condottiero” del XIV secolo: colto, spietato in battaglia e abilissimo nel navigare le torbide acque della politica del Trecento